mercoledì 11 marzo 2015

NARCISO IMPARA L'EMPATIA?

I narcisi, gli auto concentrati su se stessi, gli egoisti e gli egocentrici mi danno la nausea, cara Penelope.

Non hanno spiragli dentro se non per loro stessi.

Ho riletto varie versioni del mito classico di Narciso e mi sono fatta un’idea piuttosto precisa di questo personaggio che amo immaginare così. A modo mio.

C’era una volta Narciso,
un bambino bellissimo, talmente bello che la sua mamma chiese agli dei di mantenere la sua bellezza inalterata  per tutta la vita in modo che potesse attirare a sé tutte le donne più graziose e ottenere,  senza  alcuna fatica ,  il loro amore.
Gli dei, dopo essersi riuniti a consiglio, decisero di accontentarla. Fermarono la bellezza di Narciso al suo stadio migliore e gliela diedero in dono per sempre. Tutti gli dei furono d’accordo, tranne uno.
Narciso cresceva, era sempre più bello e riverito: più si sentiva  adorato,  più la sua bellezza pareva inarrivabile ed inesauribile. Tutte le donne del regno in cui abitava, giorno dopo giorno, non perdevano occasione per fargli doni, complimenti e proposte di ogni genere.
Narciso trascorse la sua giovinezza e parte della sua vita in balia dell’adorazione e dell’amore univoco di molte donne , a loro volta bellissime e completamente assorte nella conquista del suo cuore che pareva non avere vita. Narciso era abituato a non provare  emozione o trasporto per quelle donne, non ne aveva bisogno: erano loro ad accollarsi tutto il peso di un amore a senso unico e lui ne godeva i benefici fino a che qualcosa di meglio non attirava la sua attenzione.
La sua bellezza faceva da schermo al suo cuore.
Ma un giorno accadde che una ragazza, non bella come lui ma di sicuro molto scaltra e fiera, lo avvicinò colpita dalla sua indiscutibile bellezza ma poi, appurata tanta  superbia e arroganza, si voltò e se ne andò nel bel mezzo di una danza di benvenuto. Lo lasciò lì, solo.
 Narciso si stranì. La chiamò canzonandola e credendo si trattasse di un semplice scherzo, poi urlò il suo nome, tentò di instillare in lei senso di colpa ma nulla. La ragazza, di nome Celeste, non si voltò e non tornò indietro mai , provocando in Narciso una disperazione senza fine: le lacrime iniziarono a bagnare il suo volto solcandolo di rughe, la sua pelle smise di risplendere e iniziò a seccarsi inesorabilmente rendendolo irriconoscibile nell'aspetto.
La sua bellezza sfiorì, il suo corpo si rattrappì, i capelli imbiancarono e la luce dei suoi occhi si fece opaca e triste.
Un giorno, accanto al fiume, vide la sua immagine riflessa nell'acqua e si spaventò per tanta bruttezza e mostruosità tanto da dover ritrarre lo sguardo. La disperazione gli velò nuovamente gli occhi che fissò davanti a sé su un immenso prato di cui non si era nemmeno accorto.
Quella vista lo sconvolse tanto quanto l’immagine appena abbandonata.
Mille fiori gialli  gli si stagliavano dinnanzi quasi a voler urlare il suo nome NARCISOOOOO APRI GLI OCCHI DEL CUORE e danza con lui: non hai bisogno di schermi ma di specchi d’acqua in cui rivedere te stesso e l’altro fuori da te!
Pian piano la sua figura si dileguò per fondersi con quella dei fiori gialli che da quel giorno vennero chiamati con il suo nome.

La vita vera  è relazione, dolce amica di sempre. Relazione con l’altro.

Siamo tutti alla ricerca di una vita relazionale piena e soddisfacente  ma per raggiungerla è necessario sporcarsi le mani e il cuore di quella , ormai latitante, abilità che si chiama EMPATIA.
Grazie all'empatia vediamo  l’altro ed entriamo in lui uscendo contestualmente da noi stessi. L’intuizione si fa strada tra un corpo e l’altro, tra una mente e un’anima, tra un respiro e un affanno unendo mondi prima a se stanti. 

Una tale ricchezza è irraggiungibile da coloro che peccano di superba autoreferenzialità e non alzano mai lo sguardo dai loro stanchi passi.

Come si fa Penelope? E’ come non accorgersi della bellezza del sole che nasce e tramonta ogni giorno o come non sentire il calore del fuoco quando siamo prossimi alla fiamma.

Senza empatia non esiste amore: questo è il punto.

Nulla più di lei è capace di trasformare. L’abilità di immaginare i pensieri dell’altro facendoli nostri e sentendoli anche da lontano è una forma di grazia, una mistica meditazione in cui si da alito all'intero universo e si respira con lui. Aprirsi all'altro è “l’esperienza” per eccellenza, paragonabile unicamente a quella del dare la vita.

La comunicazione avviene attraverso canali  non convenzionali e silenziosi che creano un posto “unico” dentro chi ne è capace. Un luogo dedicato al sentire: immedesimazione e intuizione si sovrappongono creando un NOI. Una relazione.

Questa abilità di percezione dell’altro è innata ma può essere coltivata, mia dolce Penelope. Affinché ci sia empatia ci deve importare dell’altro! L’empatia ha tenuto uniti i fili dell’amore tra te e Ulisse ed ha riannodato tutti quelli che tu hai tagliato o disfatto nella speranza di rivederlo innanzi a te. Per molti di noi  è una modalità elettiva di comunicazione e interazione , per altri uno spiraglio di salvezza dentro un mare di narcisismo e per altri ancora una mera illusione.

Gli illusionisti dell’empatia, Penelope, vanno stanati ed evitati se possibile perché l’unica condivisione che cercano è quella finalizzata al proprio tornaconto personale e lo sfruttamento, in quanto tale e sotto qualunque forma  si presenti,  va debellato con forza. Si tratta di individui assorbiti dal proprio innato senso di grandiosità, li si riconosce per arroganza e presunzione o , al contrario, per un finto senso di vittimismo pronto a sfociare in induzione di senso di colpa negli altri.

La vita di relazione è complessa, articolata e contraddittoria ma non prescinde mai dal sentire l’altro. Senza la volontà di far risuonare l’eco dell’altrui anima dentro di noi non esiste immedesimazione e quindi relazione.

Siamo tutti un po’ narcisi Penelope. Lo sei tu quando sei insoddisfatta perché le tue aspettative sono state deluse, lo sono io quando credo di meritarmi i trattamenti che si riservano agli esseri unici e speciali, lo è Ulisse quando richiede eccessiva ammirazione per le sue imprese conferendo a se stesso un senso di importanza e grandiosità fuori dal dovuto. Un po’ di ammirazione e stima per se stessi è sana fino a che non sconfina nell'irrealtà. Quest’ultima è pericolosa perché impedisce di vedere le cose per ciò che sono e quindi anche l’altro con le sue esigenze e bisogni.

Come spesso mi capita, faccio uso dell’arte per azzardare alcuni parallelismi e un certo tipo di tecnica artistica a cui mi sono avvicinata ultimamente, quella dei fratelli TZOZOI, mi fornisce in questi giorni la risposta. Se risposta può esserci.

Questi due giovani e innovativi artisti contemporanei usano anche loro, come te Penelope, una tela. Non la disfano, non la colorano, non la ornano ma lasciano che pigmenti e spore prolifichino su essa, naturalmente, senza operare alcun intervento se non quello di una bruciatura finale di queste ultime per fermare la loro riproduzione quando la considerano esaustiva. La muffa diventa colore, forma, immagine in modo naturale e non imposto. Ecco allora che l’empatia assume le sembianze di un elemento naturale che solo   prolificando genuinamente e in modo intrinseco ai protagonisti porta forma, colore e arte sulla tela e nella qualità dei nostri rapporti interpersonali.

Solo se gli scudi dell’egocentrismo resteranno a terra uscirai da te stessa, anima dolce, e lascerai che i fili si intreccino liberamente condotti dal vento dell’empatia.

Mi lascio trasportare con te.




martedì 24 febbraio 2015

SENZA CONFINI

Per natura, congiuntura astrale o eredità celeste sono sempre stata definita una sognatrice e quello dei sognatori è un mondo fatto di immagini rarefatte, approcci mistici, sguardi oltre le righe del tangibile. Sognare è conferire poesia alla realtà ma allo stesso tempo fuggire da essa, voler vivere in un luogo che non è il nostro. Almeno non ancora.

Per definizione,  ciò che visualizzi nel processo onirico viene percepito come  reale solo dal “soggetto sognante” e tutti noi, carissima Penelope, ci scontriamo ogni giorno con la realtà del mondo e delle persone che ci circondano. Rimanere sognatori a vita svilisce la realtà anche se hai la sensazione di renderla migliore. E’ come stordirsi con alcool, droghe o dipendenze di qualsiasi genere comprese quelle affettive: mi attacco visceralmente a un lui o una lei e non mi toccherà affrontare più nulla in completa solitudine.

E’ maledettamente illusorio.

Svegliaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa! Sembra urlare, ad un certo punto, l’esistenza.

Il punto di rottura o di svolta arriva per tutti. Nessuno escluso.

L’abbiamo ripetuto mille volte amica mia: una mattina ti svegli e le cose non sono più le stesse. La vita arriva in quel punto in cui ti costringe, spesso contro la tua volontà, a cambiar pelle, a spogliarti di abiti che non ti stanno più bene, a scegliere tra la possibilità o meno di assaggiare tutte quelle potenzialità rimaste finora  inespresse.

La vita sembra dirti “Tu sei anche altro: abbi il coraggio di vedere cosa. Esprimiti a pieno senza remore ma prima di farlo devi GUARDARE”.

A te ha detto “Non sei solo una moglie o una madre. Vivi l’abbandono come una possibilità. Diventa donna indipendentemente da lui!”.  L’ha detto a tante di noi, anche a me,  ma ad ognuna in modi diversi.

Ti dico con matematica certezza che solo chi ha saputo guardare alla desolazione estrema di quei momenti e alla realtà terrificante che stringeva tra le mani, ha poi potuto godere degli inevitabili benefici della trasformazione. Chi ha continuato a  stordirsi di sogni o di irrealtà, invece, non ce l’ha fatta. Ancora oggi, magari dopo anni, non ce la fa. Per certi aspetti è più semplice mettere in atto alcune tattiche di sopravvivenza piuttosto che sporcarsi nuovamente le mani e il cuore con le bellezze  e le storture della vita.

Tu, dolce amica del mare, hai fatto questo. La tua tela è stata la tua droga, la tua strategia per sottrarti al nuovo, all'inconsueto: avresti potuto sparigliare la carte molto di più di quanto hai fatto, scappando, costruendo una nuova casa, sposando un altro uomo, infangando il nome del tuo Ulisse. Lo sai vero? Se avessi davvero guardato la tua realtà di donna, lasciata sola con un figlio, avresti potuto concederti mille possibilità che invece hai seppellito sotto il ricordo di un amore e le figure di una tela che non vedeva mai la luce. Infondo, il tuo è stato un lavoro incompiuto! E’ stato più facile crogiolarti negli echi di un sentimento tenuto in vita da una rievocazione continua che non seppellirlo, almeno ad un certo punto, e riviverne un altro o mille altri.

Conosco donne e uomini che agiscono come te anche oggi, in questo mio tempo in cui, a differenza del tuo, le convenzioni morali e sociali saltano come grilli in un campo estivo. Persino coloro che sono  emotivamente più evoluti o in apparenza sfrontati,  si rinchiudono in quel mondo illusorio e fatalmente dorato che solo i sogni sanno costruire. Un mondo di conforto quotidiano fatto di statiche certezze e chiusura in cui  ci si lecca le ferite da soli , ci si illude di bastare a se stessi ma, soprattutto, non si rischia più nulla.

Tutto ciò accade quando qualcosa si rompe, ci feriamo profondamente e quel dolore è talmente lacerante e invasivo da toglierci il respiro. Provare quel genere di dolore è come morire. Non riuscire a perdonarci per essere stati gli attori di quella rottura , però, è come morire due volte! Chi non perdona se stesso, non evolve e rimane fermo allo stadio del sogno, dell’illusione e della mistificazione credendo, come il "soggetto sognante", che quella sia la realtà.

Penelope oggi so che avrei voluto vederti agire diversamente. Oggi posso dirtelo. Perché non ti ribelli ora? Non è tardi, si è sempre in tempo per certe cose!

Scuoti la tua chioma, accorciala, colorala, strappa i tuoi vestiti immacolati e rotolati nella sabbia, bruciati al sole e raffreddati nel gelo del mare d’inverno ma, sopra ogni cosa, squarcia quella maledetta tela mai portata a termine e iniziane una nuova senza nessuna sottesa finalità! Progettala nei minimi particolari per il tuo puro godimento e osa con disegni ispirati dal vento e  colori accostati con improbabile cromia. La tua.

In questo arduo processo di presa di coscienza e avvicinamento alla realtà, gli ingredienti fondamentali sono due: il primo è l’entusiasmo, il secondo è la consapevolezza.

Dico a te e  a coloro che come te sono ancora ingabbiati dentro se stessi , ma prima di tutti l’ho detto a me stessa in un passato nemmeno troppo lontano, sii felice e grato alla vita di questa enorme possibilità di sperimentazione che ti viene offerta. Penelope, puoi reinventarti e testare nuove strade per cui, gioisci e cammina a testa alta con il tuo bel sorriso stampato sul volto. Come dice la mia amica Sonia, rivendicando il suo sacrosanto diritto all'identità che più sente di possedere, “io sono senza confini” e, pertanto, sono entusiasta e grata alla vita di poter essere oggi qualcuno che non ero ieri e viceversa. Non ingabbiatemi, sono fatta per altro, io!

Se l’entusiasmo è puro accadono magie intorno a noi, i compromessi che levano la dignità non sono più accettabili e la ricerca di ciò che fa star bene diventa la sola dipendenza possibile.

Nella consapevolezza, invece, risiede il fulcro della connessione con tutte le realtà, dentro e fuori di noi. Ti sei mai chiesta , amica amata ed odiata, per cosa sei stata creata? L’arte della consapevolezza ti avvicina alla risposta. Osservando realisticamente la nostra esistenza, restando nei dolori e non fuggendo le gioie, la risposta si fa sempre più chiara: da un eco lontano si trasforma in boato che un bel giorno ti sveglia e riconnette tutte le tue antenne a quella della tua anima.

Io ho smesso di vivere di sogni Penelope ma non ho cessato di leggere versi di poesia in tutto ciò che mi accade. Entusiastica gioia e consapevolezza  sono le mie compagne di viaggio verso la realizzazione del mio compito in questa vita.

Trova il tuo giorno Penelope, oltrepassa il confine e scrivi la tua vera storia. Dipende da te!




lunedì 9 febbraio 2015

QUALE STRADA: SASSI O BRICIOLE?

Penelope,

le cose possono accadere in un attimo. Fino ad un secondo prima il freno a mano è ben tirato sui vari elementi del vivere, ogni cosa pare incasellata nella sua tana e le orme che lasci sulla sabbia sono ordinate e costanti nel loro incedere.

Stasera vorrei avere le risposte che nessuno può ottenere, dolce donna dominatrice di sguardi e orizzonti lontani.

Guardo dalla tua finestra e vedo i tuoi passi scalzi: lasciano orme sulla sabbia come fossero i sassolini bianchi che Pollicino, simpatico protagonista di una fiaba della mia infanzia, sparse ordinatamente nel bosco per non perdersi e poter agevolmente ritrovare la via di casa.

 Ognuna di queste orme si sussegue all'altra con ordine e misura: mi pare di vederti camminare, i capelli al vento e una veste chiara e morbida a farti da cornice. Il tuo sguardo è fisso sui tuoi piedi, concentrato sull'andatura del “far bene” e nulla della meraviglia che ti circonda colpisce la tua anima facendola sussultare.

Ti ci vuole un boato per farti alzare lo sguardo. Un colpo al cuore, uno allo stomaco e un altro ancora al basso ventre, là dove la tua femminilità scalpita. Sei un essere umano complesso, donna Penelope, e ti si deve attaccare su più fronti per stenderti al tappeto, se mai si riuscisse a farlo.

Sei in ginocchio, le mani insabbiate, il fiato corto e il cuore che va a mille. Cosa succede Penelope?

Una storia ti torna alla mente, un profumo sfiora  i tuoi ricordi, il nuovo avanza, le paure incalzano e demoliscono, per un istante, le tue certezze. Danza bellezza sulle note di una musica nuova, danza ma non farti pestare i piedi mai. Apri cuore, mente e corpo ma non rinunciare alla tua vera natura: ne usciresti sconfitta e trasfigurata.

Accetta e lascia la via libera dalle paure e dalle incognite del non controllo. Ama e rispetta anche quando non comprendi, soprattutto quando nulla è come te. Ama ciò che non è visibile, apprezza l’inconsueto e impara a restare lì dove senti che tanto c'è ancora da imparare. Resta, osserva, sii paziente se credi in ciò che vedi. Senti.

Osservo i tuoi passi scalzi: lasciano orme concentriche ora, slegate le une dalle altre come fossero briciole alzate dal vento e riposte sulla sabbia a casaccio. Pollicino perde la strada ma non è detto che l’assenza dei sassolini bianchi gli impedirà di trovare la via del ritorno. 

Casa è in mille luoghi diversi vicini e lontani e la si trova percorrendo le strade più assurde ed impervie; puoi sentirti a casa in un abbraccio fatto di nuovi baci o in piena solitudine tra i monti innevati. Questa è la vita vera: un percorso disordinato pieno di zone d’ombra e di sereno a cui si giunge facendosi guidare dal fiuto, dall'istinto e dal tocco magico dello sguardo ma mai e poi mai dalla paura o dai condizionamenti dell’esterno. Questi ultimi sono i soli cattivi consiglieri che ci conducono proprio là dove non vorremmo mai essere.

Accetta e libera Penelope tutto ciò che c’è in te anche se non verrai compresa. Ognuno ha il diritto di cantare la propria canzone a squarciagola senza intralciare la melodia di chi usa altri toni o melodie diversamente ritmate. Ma di una cosa ti prego, amica dolcissima, quando ti ritrovi in mezzo ad un boato fatto di verità sincere ma difficili da accettare, prova a restare con tutta te.

Ci sono realtà che non vanno spiegate altre che invece vanno accolte e abbracciate perché ci vengono consegnate nel più intimo degli sguardi. 

Come l’amore. 

Esso non va raccontato Penelope, nessuno meglio di te lo sa, ma gli va fatto un posto. Un posto caldo e accogliente per poterlo far germogliare e crescere fino a diventare talmente forte da sfidare il tempo, le attese, le intemperie del carattere e della vita.

Non ci sono teorie che spieghino il sentimento d’amore. Ci sono gli amanti. Tu e Ulisse, la donna paziente e innamorata, il lupo di mare ramingo ed egoista: stereotipi fasulli di una realtà solo immaginata. Ma voi, voi due, il vostro amore è stato carne e sangue, gioia e dolore vissuti sulla pelle e incisi nei cuori: nessuno sa, nessuno può sapere e giudicare dai risultati di un lieto fine che magari è stato lieto solo per gli osservatori esterni.

Nessuna teoria nemmeno per noi, uomini e donne di questo tempo che ci illudiamo di dare e ricevere amore solo là dove la fatica non è mai troppa. Diciamo tutti di cercare e volere amore ma poi, senza uno spazio vitale fatto di tempo e spazio esclusivi per noi stessi, rischiamo di non accenderlo nemmeno un Amore. Anche quando l’altro è magia pura, in grado di “riconoscerci” e “parlare proprio la nostra lingua”.

 La teoria dice molte cose ma l’amore, quello vero, credo ne dica una sola: “abbandonati”, accetta e libera! Lasciati cadere, danza con passi inconsueti e disegna cerchi e archi di orme sulla sabbia senza seguire i sassolini bianchi. Quelli servirono al bambino in cerca di un caldo e rassicurante abbraccio,  ma non a te che oggi sei donna o uomo adulto e libero.

All'amore si può sfuggire per codardia o si può rispondere con entusiasmo e responsabilità e nulla si sa della sua natura se non che la  strada che ad esso conduce non è lastricata di sassi ordinati uno in fila all'altro. Essa, invece, è appena abbozzata da un insieme di briciole  innalzate e scomposte dal più insidioso dei venti. 

Solo i desiderosi d’amore costruiranno un tragitto fatto di grazia e non di bisogno, di libertà e non di costrizione di coraggio e non di paura.


Il sentiero per l’amore è spesso invisibile agli occhi. Ora li chiudo e chiedo agli altri miei sensi e a te, Penelope, di farmi da guida. 







lunedì 26 gennaio 2015

SENZA PROTEZIONE

Ci sono verità che non abbandonano. Esistono e basta Penelope anche se tentiamo di chiuderle in un cassetto e fingiamo di perdere la chiave! Quelle verità restano, sono parte  del nostro andare e del nostro divenire. Ci appartengono come questa pelle, gli occhi e le storie che abbiamo scritto fin qui.

Ma la vita corre, va avanti e abbiamo il dovere di restare sul nostro cammino e percorrerlo tutto, a prescindere da esse.

Mi ritrovo nuda davanti a me stessa, nuda più che mai e senza protezione davanti a un corpo e ad un volto: i miei. Come innanzi a uno specchio.

Cosa vedo? Cosa dico a quella donna riflessa che, dopo essersi fatta qualche risata per rompere il ghiaccio, non riesce a fare altro se non osservarsi  come se si “vedesse” per la prima volta?

In questi giorni di inizio anno c’è chi mi scruta, mi ascolta mentre parlo e mi osserva confessandomi “sai, ogni volta che incontro una persona, mi sforzo di immaginarmela da  bambina, in quell'età in cui le contaminazioni del vivere non l’hanno ancora trasformata nell'adulto di oggi”.

Ed eccomi lì davanti al mio specchio nel vano tentativo di ritrovare quella fanciulla dagli occhi grandi e impauriti ma dov'è? In cosa si è trasformata? Mi riconosco o no quando mi guardo allo specchio?

Osservo le linee del mio volto e penso a quando tutto è iniziato.

Penso a chi mi ha regalato la vita in un gesto d’amore e mi cullo nell'idea che ogni cosa, umana e non, ogni relazione, persino le opere d’arte o di tessitura, come la tua tela, ha inizio in un preciso ed irripetibile istante. Si inizia con una pennellata di colore,  uno sguardo, un tocco magico, come direbbe la mia amica di sempre, una parola , un silenzio o semplicemente un’idea. E la vita si crea, prende forma. Esattamente quella e non un’altra.

Tu Penelope, sei partita da un singolo filo di cui hai scelto il materiale e il colore: lana o seta? Il rosso del sangue o il blu del mare?

Io ho iniziato mille volte e da punti di partenza diversi: il preludio della mia verità, quella che non mi abbandona ,  coincide con uno sguardo. Un semplice sguardo. Gli altri inizi, invece, sono variopinti come la tela dei tuoi colori.

Il mio volto, quello che vedo riflesso davanti a me in quello specchio, si crea in seguito ad un gemito d’amore, almeno così mi piace pensare, che ha determinato molte sue linee d’espressione, il sorriso e lo sguardo che mi contraddistinguono. Chissà se, oltre alla genetica, anche la qualità dell’amore di due corpi che si uniscono determina le fattezze del nascituro. Stupide e romantiche fantasie le mie eppure qualcosa di molto intimo mi dice che un embrione, crescendo, è in grado di sviluppare recettori che lo pongono in contatto con l’esterno e la sua venuta al mondo verrà influenzata, nel bene e nel male, dal genere di legame  che l’ha generato e chiamato alla vita.

Il sopravvento di questi pensieri mi facilita nella visualizzazione della mia parte bambina, della tua  e quella di chiunque mi stia innanzi. E’ la parte che amo definire “senza protezione”.

Quel nucleo puro ed incontaminato che, se fossi un disegnatore di fumetti, illustrerei con un luccichio a forma stella all'interno degli occhi.

Casualmente, ma nemmeno troppo,  ieri sera a cena, mia figlia mi racconta la storia di un super eroe che si libera, strato dopo strato come se fosse una cipolla, di tutte le maschere accumulate durante la sua vita fino ad arrivare, con fatica, al suo vero volto “laggiù, laggiù” dice la mia piccola “gli altri e lui stesso videro finalmente il suo volto, quello vero”. Lo stesso che tutti  prima o poi ci mettiamo a scrutare, una sera per caso e con caparbia insistenza, davanti ad uno specchio. Un po’ per gioco un po’ per nostalgia ci ritroviamo lì davanti, alla ricerca del nocciolo, dell’origine, del centro che tiene in piedi il tutto: quel cuore pulsante che ci rende unici, forti, inimitabili e allo stesso tempo molto esposti. Perché quella parte di noi è l’unica che vive di purezza ed è priva di tutele o garanzie.

Buttiamo via i copioni Penelope!

Le battute sono tutte da scrivere, le parti non vengono assegnate a tavolino ma s’improvvisano al momento e gli attori vengono attirati sulla scena da energie cosmiche e correnti di corrispondenza, simmetria e fedeltà a ciò che abbiamo il coraggio di essere e mostrare.

Ho smesso di pensare che la vita debba essere perfetta :“Anche nel difetto e nell'imperfezione siamo tutti un incanto” , lo dice più o meno così  un cantante del mio tempo Penelope, e queste parole oggi sono finalmente le mie. Arrivano lì al centro, in quel luogo in cui la bambina ha  smesso di credere che le cose vadano come se le era immaginate o che debbano seguire un percorso a tappe prestabilite. Seguire gli iter canonici, quelli che ci hanno insegnato quando eravamo piccoli, non preserva dagli errori o dai fallimenti: bisogna saperlo Penelope! Oggi lo so.

La tua bellezza inizia il giorno in cui Ulisse parte: lo stratagemma finisce per stancare anche te.

Voglio essere lì quando ti accingerai a confezionare una nuova tela che non dovrà essere disfatta per ingannare il tempo e i tuoi indegni pretendenti. Nessun espediente, nessuna finzione, regina del mare. 

La purezza dell’imperfezione e la bellezza del tuo sguardo rinato daranno inizio a nuove trame e a nuovi orditi.


Mostrami il tuo nuovo coraggioso inizio!




martedì 13 gennaio 2015

DALLA PARTE DEI "NON SILENZIOSI"

Penelope,

qui, nel mio tempo, sono giorni strani. Accade un po’ di tutto.

Vita e morte danzano tra annunci di follie ed immagini raccapriccianti eppure così dannatamente moderne.

Muoiono uomini, donne, artisti, poliziotti, fumettisti, giornalisti: persone di valore perdono la vita per  l’insensatezza altrui.

Le notizie di cronaca di queste ore creano sgomento e tristezza  contribuendo alla costruzione di un clima d’esitazione e paura per il futuro che leggi negli occhi e nelle parole di chiunque. In questo inizio anno, Penelope, si scrivono importanti pagine della nostra storia volte a sostenere la libertà di espressione e a combattere l’eccidio della democrazia delle idee. Viviamo in un mondo in cui dire o scrivere ciò che si pensa è divenuto rischioso e, in alcuni casi talmente azzardato, da mettere a repentaglio la vita stessa di chi si esprime.

Non so se comprendi. Il mio tempo è così distante dal tuo eppure così vicino. Si tratta di guerre Penelope,  forse così mi puoi capire! Al tuo tempo c’è stata quella  di Troia  che, durante l’ultimo suo anno di esistenza, si è portata in viaggio il tuo Ulisse.

Combattere qualsiasi tipo di conflitto è faticoso, oneroso, rischioso fino al limite. Il limite dell’esistere. E la fatica, soprattutto ai giorni miei, consiste nel farsi un’opinione e nel difenderla, ad ogni costo.

L’eco delle mille parole ascoltate in questo inizio anno ripete incessantemente lo stesso refrain: “meglio la morte della non libertà”. In ogni caso, il prezzo è altissimo!

Quanti i soldati persi in quella guerra iniziata con il ratto di Elena per mano di Paride, quanti i civili caduti ai miei giorni per aver difeso un’idea coraggiosa, quanti i soldati trucidati nei conflitti esplosi in giro per il mondo per aver preservato le proprie terre o quel semplice e civile diritto che è la libertà di pensiero.

Alla base di una motivazione conflittuale, la sete di potere, il desiderio di ricchezza o prevaricazione sull'altro  risiedono costantemente e poco importa se  la gente  combatte per un ideale, per informare o salvaguardare le mura di una città; combattere implica, sempre e comunque, uno schieramento, una presa di posizione chiara,  la manifestazione di un’idea che può trasformarsi in sfida, incognita e pericolo. Un concetto, quest’ultimo, a cui tu sei certamente più avvezza di me, Penelope.

Eppure sia tu, regina dei mari di allora, che io, fiera donna del mio presente, tocchiamo  l’idea della morte come un qualcosa di tangibile, possibile, ad un passo da noi.

La fine è lì, imperante sui miei schermi televisivi o sui tablets di ultima generazione. La fine è lì, Penelope, sui campi di combattimento in cui persero la vita schieramenti interi di Achei e Troiani. Gli uomini del tuo tempo, non solo il tuo Ulisse, erano soldati, eroi dalla freccia facile, dalle armi sempre alla mano. I miei uccidono con un click!

M’intimorisce questa intimità nascente con il pericolo, la minaccia, la violenza, l’efferatezza dei gesti ma ciò che più temo è l’indifferenza che regna sovrana fino a che  un gesto eclatante e folle non sia in grado di risvegliare l’attenzione globale. Ma a quel punto è ormai tardi e  troppe vite sono già state spese.

Domenica scorsa,  l’Europa intera scendeva in piazza per difendere la libertà d’espressione, Penelope!

Tutti i capi di Stato, come se fossero i capi degli Achei e dei Troiani, si sono riuniti in un cordone solidale e compatto, contro la follia di chi uccide a sangue freddo in nome di un Dio dal nome inconsueto per molti di noi. Prova ad immaginare, provaci solo per un istante.

Esporsi,  Penelope mia, scendere in campo, smettere di avere paura. A questo veniamo chiamati, tutti noi, ogni giorno.

Il coraggio di pensare, di prendere posizione e poi agire di conseguenza.

Non posso non pensare al tuo Ulisse, astuto artefice dello stratagemma del cavallo, grazie al quale conquistò la città tanto bramata. Atto coraggioso, eroico o semplicemente intuizione fortunata di un uomo che ha scelto ed ha agito. Avrà avuto paura, anche lui.

Non posso non pensare a chi, ogni giorno, rischia la vita per documentare le realtà più agghiaccianti e penose di questo nostro vivere. Ho visto scatti di guerra, compravendita di bambini,  traffico di organi,  abusi sulle donne, povertà e schiavitù inimmaginabili solo grazie al coraggio di qualcuno che si è schierato dalla parte dei “non silenziosi”, dei “non indifferenti”. Questo è il mio mondo Penelope! Un mondo che pare lontano, come il tuo, ma che invece è talmente prossimo da farmi sentire in perenne debito.

Gli eventi drammatici di questi giorni di "storia" m’inducono a riflettere sul mio quotidiano e la parola che torna incessantemente alla mente è sempre la stessa: RESPONSABILITA’ che poi altro non è che scegliere liberamente e agire di conseguenza. Nonostante i rischi.

Chi sceglie, esamina criticamente una questione, un contesto e poi esercita il proprio diritto alla libertà di pensiero prendendo posizione: non rimane indifferente, non fugge alla realtà e non volta lo sguardo da un’altra parte fingendo di non vedere e di non conoscere. 

Chi sceglie responsabilmente guarda ciò che ha intorno con circospezione e serietà: è come inciampare in un sasso prezioso in mezzo a mille sassolini da nulla. Si può decidere di gettarlo via con un calcio assieme agli altri oppure di raccoglierlo,  esaminarlo, toccarlo e decidere di conservarlo perché ha colpito la nostra attenzione. Potrebbe avere un valore oggettivo o anche solo emotivo ed affettivo perché ci siamo accorti  della sua presenza tra mille altri sassolini insignificanti, non ha importanza. Vivere responsabilmente è collezionare momenti e persone che diventano preziose grazie al nostro sguardo di verità e, quindi, d’amore.

Credo fermamente si possa reagire ai mali del mondo e al folle egoismo dell’uomo con una sola risposta: IO SCELGO, mi schiero e mi espongo perché guardo la realtà e poi decido consapevolmente sul da farsi assumendomene l’intera responsabilità. Sono intollerante Penelope, lo ammetto,  verso i pigri e gli indolenti e, ancor di più, verso chi passa accanto alla meraviglia del vivere senza sporcarsi le mani, almeno un po’. Non tollero gli imperturbabili, i muri di gomma, gli apatici, i senza opinione.

Il mio mondo, più del tuo, ci costringe  ad esporci, ad avere un’opinione, a non procrastinare le decisioni, a scegliere sempre da che parte stare.

Io non ho il coraggio di radunare un esercito nel ventre di un cavallo di legno Penelope, ma ho la velleità di guardare ogni cosa in faccia, senza sconti, senza fiocchi rosa per mascherare e profumi di fiori per depistare. Ho un semplice coraggio, sopraggiunto in me da molto lontano e che non mi abbandona; si chiama senso di realtà e amore indiscriminato per ciò che è.

Colleziono sassi preziosi, fiori dal profumo intenso e attimi di purezza immensa ora che ho smesso di abbellirli con luccichii inesistenti e  ora che, per ognuno di loro, scelgo il posto più adatto.

E’ un incedere faticoso  che fortifica l’attitudine al coraggio e alla grazia. Una volta scoperto questo mondo, tornare a quello di un tempo diventa un’impresa impossibile.


Cerca i sassi belli con me, Penelope!


mercoledì 31 dicembre 2014

UN PICCOLO GRANDE BUON PROPOSITO...

Penelope, finisce questo 2014. Finirà davvero poi?

Si insomma, questa storia degli anni che finiscono alla mezzanotte del 31 Dicembre ogni tanto mi pare una vera bufala, esattamente come i compleanni. Dal tal giorno entri nel club degli “anta” e tutti iniziano magicamente a guardarti e considerarti  in modo diverso, diventi più saggia, più matura o, diciamolo, semplicemente più “vecchia”.

Lo stesso vale per un anno che finisce. Cosa cambia tra il 31 Dicembre e il 1 Gennaio?

Non lo so amica mia, eppure è così. Per convenzione, per  finzione o per la bizzarra necessità di imporci dei confini, viviamo il nostro tempo scandendolo con rituali che ci illudono di misurare quanto stiamo o non stiamo ottenendo dalla vita. Perché fare un bilancio è questo: una conta di tutto ciò che ci eravamo prefissati e di quanto abbiamo ottenuto o fallito.

Amore, lavoro, figli, carriera, successo, soldi, serenità; questo ce l’ho, quest’altro mi manca, questo si, questo invece no!

Eppure, nonostante non mi interessino i nudi bilanci, soprattutto perché incapace di redigerlo in modo corretto e sistematico, il 365esimo giorno di un anno porta via con sé tutta una serie di speranze e aspettative  cui possiamo dare una nuova forma e trasformare in possibilità per il futuro.

In fondo c’è qualcosa di magico in un anno che finisce sia esso anagrafico o solare e, dunque, che magia sia!

Credici con me Penelope!

E’ singolare che il mio anno stia terminando con l’inizio della lettura di un libro in cui un angelo custode interagisce, colloquiando quotidianamente, con la protagonista della storia. Sono alle prime pagine di questo romanzo eppure il titolo, compresa la dedica dell’autore che mia madre è riuscita eroicamente a “strappare” per me, mi lanciano un messaggio inequivocabile che sembra essere FERMATI E PRENDITI CURA DI TE! E se non ne sono capace? C’è il tuo angelo che ci pensa.

Ci sarà davvero? Ci ha mai pensato qualcuno a me o è una illusione poter delegare un tale fardello a qualcuno che non sia io?

Credo che per me il 2014 sia stato l’anno della messa a terra delle illusioni.

Lo dico senza cinismo o tristezza ma con estrema consapevolezza. Sono diventata grande con tutte le responsabilità che questo passo comporta ed ho finalmente abbandonato la speranza che la felicità non sia responsabilità totalmente mia. Lo è, eccome!

E’ nella creazione quotidiana di questa strada verso il cielo della soddisfazione personale che risiede la magia a cui mi sono abbandonata. Un lavorio costante e quotidiano Penelope che somiglia al tuo ordire la trama della tela; un’azione di potenza creativa e di cesello minuzioso ammantata da una dimensione di incognita e imprevisto che va al di là dell’umana comprensione. In questo senso mi piace pensare all'angelo.

Lui c’è. E lì e in qualche modo tira i fili che di cui non percepiamo l’esistenza perché troppo intenti a credere di sapere e possedere tutto, compreso il tempo.

Questo nuovo anno che inizia porta con se l’ebbrezza eccitante e timorosa di un decollo , Penelope,  e allo stesso tempo la coscienza e la percezione chiara di una navigazione ormai avviata e, in parte, sperimentata. In entrambe i casi servono doti adulte, amica dolcissima, di cui sento, finalmente, poter disporre. Tra le tante cito la lucidità, la capacità di abbandono, il senso di responsabilità, l’apertura all'inatteso e la capacità di respirare in modo ampio e consapevole.

Nessun buon proposito se non quello di PRENDERMI CURA di me e di chi amo davvero.


Non di chiunque.


venerdì 19 dicembre 2014

INTERMEZZO NATALIZIO

Penelope, nulla da fare!

In questo periodo dell’anno sono facile preda di mille grovigli malinconici, le parole non  “vengono facili” e anche il dialogo con te ne risente, stenta a trovare la sua direzione. Ho provato ad immaginare un modo nuovo di vivere questo Natale svincolandomi idealmente da impegni e formalità che percepisco sempre più artefatti.

Ho immaginato te, me, Ulisse e pochi altri commensali stretti intorno ad un tavolo, immersi in una calda atmosfera e accompagnati  da una dolce musica di sottofondo, intenti a sorseggiare  ottimo vino e gustare buon cibo. Mi sono chiesta con chi avrei condiviso volentieri quel tavolo la sera di Natale. Chi renderebbe davvero magica la sera che, per tradizione, è già la più incantata dell’anno? La stessa in cui tredici anni fa nasceva il mio primo figlio. E pensare che quando ero una ragazzina ho sempre fantasticato sull'eventualità di diventare madre nei giorni intorno al Natale e così è stato, come fosse scritto. 

Partorire la sera della vigilia è stata l’esperienza più straordinaria e colma d’incanto che si possa immaginare. L'emozione di quel ricordo mi stordisce ancora.

Vorrei mio figlio a quel tavolo, con tutta la sua acerba mascolinità in divenire  e, accanto a lui, la mia giovane bambina dagli occhi color del cielo che si sta aprendo con dolcezza inconsapevole al suo essere donna.

Lei splende. Lui scalpita.

Vorrei  te Penelope, mia ancella, confidente amata ed odiata, alter ego da esplorare, combattere e da cui trarre prodigioso esempio per caparbietà, fede e capacità di amore. Ti amo e ti odio, bellezza di tutti mari, perché in te rivedo una parte di me che è stata e non è più ma che mai rinnegherò: senza tutti i pezzi passati non saremmo mai chi siamo oggi e , come dice il grande A. Einstein “La vita non ti da le persone che vuoi, ti da le persone di cui hai bisogno: per amarti, per odiarti, per formarti, per distruggerti e per renderti la persona che era destino che fossi”. 

Ecco Penelope, alla tua vita mi sono ispirata, alla tua scuola di ricamo e tessitura mi sono formata per creare, distruggere e poi ricostruire ancora e con fatica la donna che sono ora.  Il disegno che ne fuoriesce è ricco di punti da riprendere e imperfezioni da appianare ma, nel suo insieme, è armonioso e piacevole alla vista e al tatto, profuma di pulito e bruciato insieme. Da te ho imparato che  i fili superflui  vanno tagliati e riannodati al fine di rendere l’immagine compatta e i colori più vividi, anche se  disfarsi di alcune parti crea sempre un po’ di dolore. I fili che getti alle fiamme sono quelli che  purificheranno l’aria trasformandola in nuova energia.

Con te e da te ho imparato che l’amore non è solo mancanza bensì non- attaccamento e, soprattutto, tempo; è lasciare libero l’altro abdicando ad ogni mania di controllo.

A tale proposito, parlo a te Ulisse, altro prezioso commensale alla mia tavolata natalizia, questa inconsueta donna, oltre ad aver compreso che tu non le appartenevi come una mera proprietà, ti ha regalato il suo tempo, un tempo infinito nel quale tu, incallito viaggiatore, hai sperimentato la libertà in tutte le sue forme. Non dimenticarlo mai Ulisse. Sei stato libero, giorno dopo giorno per venti lunghi anni, oggi, domani, ANCORA domani e l’indomani seguente, ANCORA. Il grande Lacan, psicoanalista e filosofo francese dei primi del Novecento, riconosce nella parola ANCORA, la parola dell’amore perché racchiude in sé quel desiderio di ripetizione eterna proprio delle anime che “inciampano per caso”  l’una nella vita dell’altra dando vita ad un incontro d’amore. Ancora i baci, ancora le carezze, ancora gli abbracci che curano, ancorale parole, ancora le notti insieme, ancora i risvegli, ancora, ancora…

Sei un uomo arguto e saggio: hai mantenuto vivo il  ricordo di lei, nonostante la tua fuga travestita da eroismo, e l’hai amata anche da lontano. Per tornare da lei e tuo figlio, hai rinunciato a diventare immortale. Hai detto no a mille ANCORA possibili e hai fatto finalmente ritorno. Anche questo, in tutta la sua imperfezione, è amore.

In pochi hanno l'occasione e il dono di vivere certi miracoli. Tu l’hai avuta con lei ed io, a quel tavolo, non potrei desiderare compagnia migliore: i protagonisti, fallibili e bellissimi, di un prodigio d’amore, simbolo di mille altri. Sono certa che i miei occhi sarebbero avidi, le mie domande inopportune e la poesia che scaturirebbe dai vostri racconti, eccelsa.

A quel tavolo vorrei ancora mia madre e mio padre, finalmente ritrovati nel mio cammino di pacificazione e gli amici, quelli veri, quelli che restano anche quando trabocchi di felicità e vivono con autentica empatia ogni passo del cammino senza lasciare mai il campo.

Gli incontri, cara Penelope, sono la ricchezza del nostro vivere, essi racchiudono sempre un segreto, sono strade possibili, deflagrazioni dell’anima o della mente e, in certi casi, veri scoppi del cuore. Quando un incontro mette in contatto tutte queste parti l’una con l’altra, siamo in presenza di un evento colmo di grazia, un accidente soprannaturale per cui non è possibile esimersi dal ringraziare.

Al convivio natalizio non mancherà un pensiero per tutti gli ANCORA,  i GRAZIE,  i prodigi, gli occhi, gli abbracci, le parole raccolte in questa mia navigazione.

Aggiungo un posto alla mia tavola per ognuno di loro e per te che sei lì, sulla soglia della porta, e ti guardi intorno timoroso di allungare il passo; per te che hai tradito il nostro patto e non trovi pace;  per te che preferisci il silenzio alla verità;  per te che soffri delle tue ossessioni ma che hai saputo rivoltare la tua anima; per te che non sai scegliere; per te che soffri per la morte di un padre mancato; per te che non smetti di inseguire false illusioni;  per te che hai soffocato l’indicibile per anni e anni; per te che baci tutti; per te che non vedi l’ora di diventare madre; per te che non sai da che parte ripartire e hai smesso di amarti; per te che ti sei trasformato da canna in balìa dei venti in salda roccia ;  per te che hai combattuto la malattia a testa alta e poi per te che ti prendi cura di tutti tranne che del tuo cuore; lo aggiungo per te che ci sei e non ci sei e per te che corri fiducioso incontro ad un futuro incerto e ricco di salite; per te che ami dormire fino a tardi e per te che sai insegnare la musica;  per te che cresci i tuoi figli da solo e ti illudi di essere un uomo libero e poi ancora, per te che ami oltre ogni limite fino ad aprirti come il più bello dei fiori e, infine, quel posto lo trovo anche per te ma solo dentro me. L’unico luogo possibile.

Che sia un Natale imperfetto ma d’Amore!