lunedì 3 novembre 2014

INTERMEZZO: QUANDO LA SEDIA SCRICCHIOLA

Ascolta, Penelope.

Stasera si va in scena.

Non so davvero cosa sia che mi spinga, ogni sera, a salire su questo palco a tremare d’ansia per la paura di dimenticare tutte le battute. Vuoto pneumatico nella testa, secchezza delle fauci, voce tremula. Perché infliggermi tutto questo? Me lo sono chiesto più e più volte, senza trovare una risposta convincente.

Tutte quelle teste lì davanti a me, nessuna esclusa, devono rimanere in tensione per l'intera durata dello spettacolo ed è mio preciso compito di attrice quello di fare in modo che nessuna delle sedie laggiù scricchioli. Nemmeno una, nemmeno per un secondo. Un compito difficilissimo, il mio.

Tutte quelle teste d’improvviso, con il calare del buio in sala, si trasformano in un'unica figura enorme e abnorme lì davanti a me: lo spettatore. Lui, solo, imperante e giudicante. Occhio che penetra l'anima. La mia.

-Sono qui per te, mio spettatore.

-Sono qui per la storia che saprai raccontarmi.

-Chi sei tu che esci di casa in questa fredda sera d’inverno per venire a sedere su quella scomoda seggiola laggiù, al buio ?

-Sono un abitante della vita, esattamente come te.

-Io sto di qua, però, e mi mostro. Io sono il soggetto fotografato.

-Io sto di là invece; mi nascondo, osservo e colgo se c’è da cogliere. Sono il tuo fotografo.

-Già, ti nascondi, non rischi nulla a startene lì celato nel buio e chiuso nel tuo silenzio. Io mi gioco tutto. Sono esposta lì sotto i riflettori e i tuoi occhi puntati addosso mi fanno sentire come sotto esame.

-Sei tu a percepire una tale pesantezza nella tua posizione; non è responsabilità mia. Io non faccio altro che stare dall'altra parte a guardare e cogliere. Stop.

-Lo so, non ricordarmelo. Cos'è,  ti prego dimmelo, cos'è che ti impedisce di annoiarti e fare scricchiolare quella sedia?

-Davvero vuoi saperlo?

-Certo. E’ il mio più pressante interrogativo.

-Le ali.

-Come le ali?

-Il soffio, il vento: io, da questa prospettiva fatta di silenzio e  buio, percepisco se indossi le vere ali dell’anima o, se invece, semplicemente fingi. Se ti spuntano le ali, ed io sono in grado di vederle con chiarezza, tu vibri e allora non dimentichi le battute perché esse sono la tua vera voce e le tue fauci non conoscono secchezza perché ti abbeveri naturalmente alla sorgente della tuo spirito per andare in scena.

-Cosa accade, invece, quando non ho ali ?

-Io mi annoio a morte e inizio a muovermi indistintamente sulla sedia facendola scricchiolare. Tu da lassù mi senti e si spezza l’incantesimo: il filo tra il tuo corpo e il tuo spirito è reciso e delle ali neanche il soffio lontano.

-Che tragedia, mio spettatore!

-Hai ragione. E’ come se non ci fosse tempo: nessun tempo per sognare, ricordare, sentire. Inutile stare qui.

-Questo è il cuore del mio mestiere. Regalare tempo per sognare, ricordare, sentire. Tempo per fotografare ed amare.

-Ora hai capito perché sali lassù ogni sera?

-Ho capito che senza ali non si vive e nemmeno si respira. Salgo qui sopra ogni sera per poterle indossare, anzi no, per sentirle spuntare dentro me. Per te mio caro spettatore.


Accomodati e goditi lo spettacolo!


venerdì 24 ottobre 2014

LA PAROLA AGLI ANTICHI

Penelope, in questo nostro mondo esistono strumenti che nemmeno t’immagini . Al tuo tempo, sarebbero parsi assurdi e improbabili mentre oggi, a noi tutti, risulterebbe inconcepibile la loro assenza. Vivo in un mondo di reti internet, connessioni e social network che supportano la nostra  sete di conoscenza e socialità. Proprio curiosando qua e là, una di queste sere , sono incappata in un video in cui un noto filosofo disserta lungamente sulle cosiddette “cose d’amore” citando Socrate, Platone e altri eccelsi abitanti dell'universo antico, molto più vicino a te che a me. Quello dei filosofi  greci e delle loro menti superiori.

Ho ascoltato rapita, come non mi accadeva da tempo, le parole di questo pensatore e studioso contemporaneo che raccontava di Platone e del suo pensiero su un argomento davvero tanto abusato. Si potrebbe piangere, Penelope, innanzi a tanta semplice verità. Gli antichi hanno già detto ogni cosa! Loro, possessori di una conoscenza intima e rigogliosa dell’animo umano, si esprimono con ineccepibile cognizione  sui vari aspetti relativi a quel sentimento di mancanza, ricerca del bello e lato folle dell’esistenza che noi tutti chiamiamo Amore.

Pensa che Platone, nel Simposio, necessita proprio di una rappresentante del gentil sesso per parlarne. Non a caso.

Mi sono sentita dire, come ogni donna, in più di un’occasione “Voi donne, follia pura, sale e pepe della vita”. Ora, lasciando perdere la banale metafora pseudo-culinaria, devo dire che, dopo aver riletto Platone in un’età non più scolastica nella quale molti aspetti  rimangono ovviamente oscuri, non mi lagnerò più di questo paragone donna-follia. In altre parole, Penelope, se persino Platone affida un discorso sulle cose d’amore ad una donna, allora m’inorgoglisco di appartenere alla specie di coloro in grado di conferire con un vero “ demone” e che  vengono investite del compito  “d’interpretare e di trasmettere agli dei qualunque cosa degli uomini” e viceversa. La donna, di nome Diotima, racconta di Amore colui che “tra i due mondi colma l’intervallo sicché il tutto risulti seco stesso unito”.

Donna, la sola in grado di stare e tradurre quel mondo che precede tutto ciò che è razionale e comprensibile, dice Umberto Galimberti, uomo e filosofo da me adorato. E ancora, l’amore non è per l’altro in sé ma è per ciò che l’altro accende in me e mi permette di fare, ossia, recarmi nei meandri del mio mondo folle e  irrazionale; grazie a te abito spazi  altrimenti sconosciuti, ecco perché le parole d’amore paiono così assurde e prive di senso. L’amore nasce sempre da una mancanza e dall'irragionevolezza: non a caso, il  “Mi manchi” degli innamorati procede poi sulle vie del disequilibrio “Mi fai impazzire!”

Amore, allora, è ricerca del bene, del bello, di ciò che ci può dare respiro perché sa andare al di là del contingente, delle leggi convenzionali del “giusto e dello sbagliato” ma non per questo è semplice e privo di contraddizioni.

Amore ha dei natali piuttosto atipici, amica mia: al banchetto per la nascita di Afrodite, s’incontrano una giovane mendicante (Penia o Povertà) e un Dio (Poro o Ingegno) che si unisce con lei, dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo, generando appunto Eros, Amore. Quest’ultimo, dunque, nasce dall'unione di un padre macchiavellico, audace e risoluto con una madre povera, vestita di stracci e abituata a mendicare.

Ed ecco simbolicamente spiegati i due volti dell’Amore, Penelope, il tutto ed il niente, il pieno ed il vuoto, presenza e mancanza, lotta e piacere continuo dell’anima e del corpo volta innanzitutto alla generazione di se stessi prima che di un terzo essere. Il senso e il non senso insieme generano follia, quella degli amanti.

Potrei continuare in eterno a leggere e raccontarti queste ed altre storie, sorella mia, e troveremmo sempre saggezza e verità alla base dei temi più fondanti dell’esistenza umana. Gli antichi, come i saggi d’oriente paiono sapere ogni cosa e sulle loro parole si fonda un immenso patrimonio culturale a cui tutti indistintamente possiamo avere accesso.

Cara donna del mare,  rivolgo a te in queste mie accartocciate rivelazioni dell’anima proprio in quanto esponente simbolica di una condizione femminile  ma, allo stesso tempo, di un mondo universalmente noto e imponente per saggezza e conoscenza. In te percepisco la credibilità di colui che ha inventato la tua storia e, da te, dal tuo Ulisse e dal sentimento di mancanza che vi ha unito, mi sento rappresentata in tutta la mia modernità. 

In altre parole, di donne, uomini e del sentimento che li fonde e poi li divide continuamente si parla da tempo immemore e sempre se ne parlerà come uno dei misteri più insondabili e variegati che riguardano il genere umano.

Proprio in questi giorni, mio figlio mi dice che intende iscriversi al liceo classico ed io, amica cara, gioisco di questa volontà e bella determinazione. Platone, Socrate, Eraclito, Omero e tanti altri ancora entreranno in questa casa in mezzo alle pagine dei libri e ai fogli dei quaderni di un ragazzo di oggi ed io proverò gioia nel sentirli nominare, Penelope, perché mi sosterranno nel difficile compito di genitore. Oggi i miei occhi e il mio cuore sono nuovi rispetto ad allora e so che l’ occasione di re incontrarli attraverso mio figlio non è, nemmeno essa, frutto di un caso.

Anche tu,dolce amica mia, che parli una lingua antica e vivi una storia d’altri tempi, o meglio, di tutti i tempi; volgi lo sguardo a noi donne di oggi come noi guardiamo a te. 

La ricchezza dello scambio sarà reciproca.













domenica 12 ottobre 2014

EMOZIONI AL VIA, RABBIA INCLUSA!

In questi giorni, carissima Penelope, ho riflettuto sul significato della rabbia come una delle possibili modalità di conquista della verità. Ho compreso emotivamente che queste due realtà viaggiano a braccetto perché, solo lasciando che la rabbia ci metta in contatto con la parte più animalesca del nostro essere, possiamo fare luce sulle nostre verità. Nessuna esclusa.

Ci vuole molto coraggio per arrabbiarsi Penelope, ecco perché ho imparato a diffidare di coloro che non si arrabbiano mai e trovano sempre un ragionevole perché ad ogni avvenimento senza abbandonarsi all'ira. “Mi ci vuole troppa energia per arrabbiarmi, mi costa troppo”, mi sono sentita ripetere per anni. Già, arrabbiarsi ha un prezzo molto alto soprattutto per “l’arrabbiato”; è un viaggio dentro il buco di un vuoto profondo da cui tutti tentiamo di fuggire. Talvolta, il dolore provocato da un tale itinerario può risultare insopportabile. Mi sono trovata più volte sull'orlo di quel precipizio senza avere il coraggio di lasciarmi cadere giù; in molte occasioni della mia vita ho preferito tirare il freno a mano e bloccare tutte le reazioni le emozioni, il dolore, le brutture e, pur di non entrare in contatto diretto con loro, ho detto ALT!

Eppure, ora l’ho compreso, quell'atto di costrizione ci depriva di qualcosa di molto prezioso che è la possibilità di rigenerarci davvero. Il momento della rabbia arriva sempre ed è l’istante della rottura ma soprattutto della perdita di una parte di noi stessi o dell’altro. Sta a noi decidere di darle sfogo o trattenerla. 

La collera ha il potere di metterci in contatto con la nostra parte bestiale e primitiva e, pertanto, è in grado di forgiare e  cambiare i connotati alle cose, alle persone così come al nostro sentire o alle possibili scelte da compiere. Lei è come un  mostro orribile che continuerà a popolare i nostri sogni se non troviamo, in qualche parte dentro di noi, il coraggio di armarci e combatterlo. E non solo, prima di vincerlo dobbiamo guardarlo bene in faccia e sapere con chi avremo a che fare per poter prendere le giuste misure e dosare le forze in modo da arrivare fino alla fine della battaglia.

La rabbia spaventa perché rompe inevitabilmente qualcosa e lascia soli. Fornisce all'altro la motivazione concreta per tagliare i fili, se non è in grado di sostenerla. E ancora, non ci munisce di alibi, la rabbia spoglia, rende vulnerabili: ecco perché è “roba” da gente  con gli attributi.

Penelope, se ti fossi arrabbiata con Ulisse e gli avessi espresso tutto il tuo dolore e il tuo senso di abbandono, forse, ti avrebbe abbandonata davvero. Non avrebbe mascherato il suo abbandono con  un viaggio di lotte e battaglie. Non gli hai mai urlato contro il tuo spasmo delirante per paura di perderlo davvero. Dilla questa verità!Urlala! I non detti creano i disastri; i silenzi alzano i muri più invalicabili.

Sarebbe tornato il tuo Ulisse se avessi davvero dato sfogo alla tua collera? Io credo di si ma quella che non ci ha creduto sei tu Penelope, solo tu!

Perché la rabbia è soprattutto verità.

Apriti finalmente alle tue storture e non trattenere più. Smetti di giudicarti e accetta ogni goccia di te, persino quella colma di veleno. Concediti la rabbia finalmente. Non solo contro te stessa ma anche contro l’altro. Senti tutto il dolore, non ti accontentare di metterlo a tacere con facili sotterfugi; fallo sfogare ed urlare. Ne hai diritto.

La vita poi viene in soccorso; abbi fede, accade.

Da quel fondo di male si risale nuove e rigenerate nelle viscere. Un nuovo sangue scorre nelle tue vene e allora accade …

Accade che la vita ti cambi continuamente, istante dopo istante. Ogni esperienza, ogni incontro aggiunge un pezzo in più a che sei o credi di essere e l’apertura nei confronti del nuovo e dell’inaspettato diventa, a poco a poco, una forza. Accade che inizi a lasciar andare la paura, il senso d’inadeguatezza e ti apri alla vita  maturando fede in lei ma soprattutto in te. Infondo ogni cosa arriva da noi. Accade che sviluppi sentimenti belli ed ampi che ti allargano il cuore e ti rendono capace di contenere molte più verità di quelle che credevi possibili,  i tuoi limiti si ridisegnano creando nuovi spazi che continui a riempire. Alla fine di questo lavoro di ricostruzione ti ritrovi finalmente colma e soddisfatta della tua essenza imperfetta. L’importante è che ogni giudizio su di te venga, da te, sospeso.

Che meraviglia diventare l’attrice protagonista della tua vita e raggiungere un livello di bravura tale per cui ti viene regalato il privilegio di poter scegliere da sola gli abiti da indossare durante ogni singola scena. Sei tu a decidere abiti, trucco, scarpe; sei tu a scrivere le sceneggiature e a sottolineare i vari stati d’animo l’intonazione più naturale. Regista, autrice, attrice, costumista e truccatrice. Il potere è nelle tue mani. O quasi.

In questo luogo di idillio, in cui ogni emozione è palpitante e a vista, ci si arriva per molte vie una delle quali è la capacità di vivere ogni sentimento possibile, rabbia compresa. Più alta è la consapevolezza del tuo valore, più ci si concede, tra le altre cose, RABBIA.

La furia è conseguenza dell’amore Penelope, per se stessi e per l’altro. Senza amore non ci sarebbe culla per lei.

Se sai dare sfogo alla tua ira, allora, hai amato!




venerdì 3 ottobre 2014

MA QUANTE SIETE?

Quante sono le Penelopi

Quante siete Voi, muse, amiche, nemiche, anime a cui parlo e mi rivolgo in queste righe di polvere luminosa sparsa sul web? Mi è stato chiesto in questi giorni.

Un gioco, una trama di figure molto più complessa di un dialogo univoco tra me e lei, tra me e te.

Dove ti nascondi Penelope? Tra quale lembo di terra e in quale onda è possibile scorgere il tuo sguardo, percepire il tuo fiato e captare la forza del tuo amore?

Ho creduto di vederti in una sola lei. Mi sono illusa di possedere ogni briciola dei tuoi segreti come dei tuoi impalpabili pensieri e invece no. Più ti parlo più mi sfuggi; più ti colgo più ti disfi in una ineffabile ombra che occulta e acceca al tempo stesso. Sono così viva in te da non riconoscere più i confini e non percepire le distanze.

Cosa e chi  incarni tu?

Un candore perduto, un’illusione svanita, una speranza incrollabile, una strategia di vita, la ricostruzione autonoma, l’amore perso e ritrovato, il fascino, la femmina rinata, la puttana consumata, il cuore abbandonato o semplicemente la donna che sei diventata insieme a me.

Lascio spazio libero alla mia voce, alla tua e, improvvisamente, paiono una. Parlare con te è come volare; mi innalzo attraverso te e guardo, lì sotto, l’infinito dei nostri mondi così lontani eppure così vicini. Ti studio, ti giudico, ti combatto, lotto contro te per poi ritrovarti dentro e vicina più che mai . Ti vorrei lontana ma poi devo arrendermi al tuo continuo insinuarti.

Io seguo te come il sole segue l’orizzonte ogni sera e tu sei nei mille sguardi di questa nuova me salda e radicata nell'oggi.

Poesia e lamento sei, strazio e dolce melodia per me. Non ti giudico più. Ho deposto le armi tranne quelle strettamente necessarie per continuare ad indagare sempre e comunque. La ricerca delle tue molteplici voci in me non avrà mai fine. Lo so bene.

Sola o con te oggi cerco nei miei ricordi la radice della tua nascita in me e la trovo nelle immagini della mia fantasia di bambina; mio padre mi raccontava la tua storia, le avventure fantastiche del tuo sposo ed io lo ascoltavo come si ascolta un Dio che si palesa e rassicura. Chissà perché proprio questa storia, tra le tante che ogni tanto intraprendeva a narrare, e chissà perché la tua figura mi ha affascinato sempre così tanto; l’idea di te con questa tela in continuo divenire, colma di colori, mi ha sempre rapita.

Da bambina, ti vedevo sola, in un angolo, alla luce di una candela, la veste bianca e i lunghi capelli corvini sciolti sulle spalle, intenta nel tuo lavorio mesto e silenzioso. La mente vaga durante i lavori manuali e sicuramente quello era il tuo momento d’incontro con lui, una visualizzazione continua delle sue gesta eroiche, dei suoi incontri, delle sue notti. Io, come te, mi aggiro con la fantasia all’interno di mondi sconosciuti e vagamente fiabeschi durante la guida o la preparazione delle cene per la mia famiglia ma il momento prediletto per i viaggi della mente è la sera, in quell'istante che precede il sonno. La preghiera di un tempo oggi è la mia connessione con un mondo che vive appena al di là del sensibile e che amo chiamare IL MIO MONDO.

Lì e solo lì incontro la parte centrale di me, di te e delle tante Penelopi in cui mi riconosco e a cui mi rivolgo in queste pagine.

Ce n’è una però, una su tutte. 

La donna che ha ricostruito dopo la distruzione e che si è data gli strumenti necessari per vivere senza finzioni: lei è la Penelope che celebro perché senza celebrazione, la vita e gli eventi che la compongono perdono di significato.

Quella Penelope sei tu, delusa ma poi forte, e sei importante.

Preparati a vivere una grande festa, indossa il tuo abito più bello e abbandonati alle danze in questa serata ancora tiepida di ottobre. Il mare pare distante ma non lo è, Ulisse è ancora tra le sue burrasche, ti sorride da lontano, forse, ma stasera non ha importanza.


Questa notte è tua Penelope. Vivila!


lunedì 22 settembre 2014

LE POINT DE NON RETOUR

Accade. Ogni cosa accade, Penelope, ed è l’inconscio ad invocarlo anche quando le situazioni paiono bombe poggiate sul pianerottolo di casa nostra.

Le persone, le situazioni, le verità che paiono più recondite e impensabili vengono a prenderti , a stanarti e ti costringono a fare i conti con te stessa e con ciò che  sei stata fin’ora. Arriva un tempo in cui non c’è più scampo. In quei momenti manca il fiato e le forze vengono meno ma la vita  è un susseguirsi continuo di fantasmi che vanno presi per mano e fatti sedere sul divano accanto a noi. Malattie,  tradimenti,  persone del passato,  morti,  strappi, nascite, incidenti, aborti: ogni  avvenimento accade per mostrarci altro da ciò che è sempre stato. Ora lo so. Con certezza.

La violenza di certe deflagrazioni è pari alla passione e all’energia con cui affrontiamo ogni santo giorno che ci viene concesso e l’aria di cambiamento che si respira nel “dopo” è quella del non ritorno. L’altro da prima.

Ci hai mai pensato? Forse anche per te è stato lo stesso. Il tuo Ulisse si è congedato da te nel momento che tu credevi fosse l’apice della vostra passione e del Vostro amore.

 “Come è possibile, lei/lui mi amava così tanto, eravamo felici, come ha potuto farmi una cosa del genere proprio in quel momento?”

Questa la domanda che tu ti sarai posta, senza ombra di dubbio, e che in molti si pongono quando vengono traditi o abbandonati proprio nel bel mezzo di un amore che “funziona”. Ma perché l’amore ha un funzionamento? Ha una lettera d’istruzioni? Vive di meccanismi propri indipendenti dai protagonisti?E soprattutto, l'amore è programmabile?

Penelope mia, questa settimana ho compreso l’incomprensibile.

Ci si ammala per l’incapacità di esternare i propri sentimenti, si muore in un dato momento e in un dato luogo dando senso alle vicende umane di qualcun altro che, in quegli stessi frangenti, sta vivendo rivoluzioni occulte del suo essere o del suo convivere e, ancora, ci si può avvicinare a chi non ha nulla in comune con noi scoprendo poi che i fili che ci tengono uniti sono talmente resistenti da risultare addirittura atavici.

Lo sapevi che il tumore, il male padrone di tutti i mali, sopraggiunge in alcuni punti precisi del corpo che hanno corrispondenze con le nostre storie emotive di madri, padri, figli? E’ provato scientificamente che l’incapacità di far fuoriuscire da noi rabbia, dolore o gioia ed entusiasmo è in grado d’innescare la formazione di cellule malate dentro il nostro corpo che, moltiplicandosi a vicenda in modo esponenziale, provocano la malattia.

Siamo esseri capaci di accumulare strati infiniti di “cattivo sentire” che si espelle attraverso il  disagio fisico o il dolore dell’anima, se prima non si è trovato un  modo alternativo.

Si rompono parti di noi, i denti ad esempio, che hanno rispondenze inconsce con il nostro maschile o il nostro femminile. Muoiono amici di amici, persone di cui sentiamo solo  parlare, ma il cui nome risuona dentro di noi toccando le corde di storie che , come quelle persone, vanno ormai sepolte. Veniamo indirizzati in luoghi che, guarda caso, impattano con forza sulla nostra memoria emotiva oppure ci troviamo coinvolti in disastri altrui che non fanno altro che parlarci di noi o di pezzi del nostro passato.

Allora spiegami tu dov’è la casualità in tutto questo. Ti prego, fallo!

Se il  tuo uomo non ti avesse  salutata proprio in quel momento d’amore tu non l’avresti atteso e non ti saresti data prova del tuo valore di persona e di donna. Hai fatto la tua scelta, Penelope, e sei stata in grado di mantenerla; fragile e forte insieme, donna e uomo in uno, candida e stratega hai scovato il tuo  espediente per restare a galla e ce l’hai fatta. Sei restata sola e fedele al tuo Ulisse in mezzo a mille grovigli di fili colorati, li hai dipanati con maestria per dare forma alla tua arte di femmina che seduce con gli occhi ma che preserva il corpo solo per lui.

Lui ti ha congedata e tu hai dato prova del tuo essere; se lui fosse rimasto tutto questo non sarebbe accaduto. Non ci sarebbe stato un abbandono a cui è seguita la maturazione di una crisalide e la metamorfosi in farfalla di una donna che in dono ha avuto il ritorno. Sono certa che il dopo sia stato altro dal prima, sono certa sia stato amore.

L’inconscio piega, dirige, spacca, raggela ma la sua direzione è sempre e solo una: il centro.

Tutto il mio essere in questi giorni è prostrato nella condivisione di dolori con le persone, di famiglia e non, che più amo al mondo: mi lega a loro il filo forte e fragile dell’affetto concreto, senza fronzoli o false ipocrisie.

Mi rivolgo al tuo mare Penelope, alla tua casa Ulisse, mi rivolgo a voi collanti d’amore e abitanti dell’altrove.

Proteggete i miei affetti, infondete loro la forza di abitare spazi fuori dal tempo e dal vento per poter ritrovare una via qualsiasi verso casa. 

Che il punto di non ritorno diventi l’approdo verso la forza del nuovo.



sabato 13 settembre 2014

ULISSE, OCCHI D'INFINITO

Caro Ulisse,
la tua voce scalda, la tua barba folta solletica i miei sensi. Innanzi a te, uomo astuto e dai mille volti, mi spoglio di tutte le mie vesti, abbandono ogni orgoglio, ideologia femminista o pseudo tale, e mi mostro a te, nuda. Quel tuo sguardo saggio e ricco di esperienza seduce voluttuosamente anche me stasera.

Io non sono lei ma da lei traggo nutrimento e ispirazione perché è la sorgente da cui sono partita per arrivare all’altrove. Tu hai scelto di partire per il tuo viaggio mosso dal tuo senso di giustizia, dalla tua curiosità e da un’indiscussa indole eroica; Penelope è diventata l’eroina dell’amore che attende mentre io mi arrabatto in questa ricerca infinita di libertà e verità.

Un po’ di te e un po’ di lei sono in me. Mi tenete compagnia lungo il viaggio. Tu, lei, soprattutto lei.

Sei stato molto amato, uomo di presenza piena anche nell’assenza ed eroe inconfutabile di un destino colmo di lotte e pericoli. Amato da lei, ma non solo, hai calamite nello sguardo e fuoco nelle parole. Sappi che non sono qua per lodarti, sai bene cosa penso di chi fugge; io desidero leggerti dentro per comprendere cosa c’è in te che valga la pena di essere “atteso”.

Astuzia, intelligenza, sete di conoscenza fanno di te l’eroe ma di quale pasta è fatto l’uomo? Chi eri prima di acquisire il fascino sapiente di vagabondo del mondo?

Un uomo assetato di sapere, radicato nel cuore della sua donna e di suo figlio, un uomo di esperienza  e coraggio ma soprattutto  capace di amore. Il fascino emanato da chi ha amato molto nella vita non ha pari, uomo o donna che sia.

Ora ti spoglio di qualsiasi identità e parlo a te, eroe dai mille nomi.

Ti ho visto di sfuggita, un’estate in riva al tuo mare. Ti ho osservato da lontano dietro i miei occhiali scuri e, dietro al volto scavato dal sole e dal tempo, occultato da una barba folta e ingrigita ed ho intravisto lo sguardo lucido e consapevole di chi ha amato e sofferto. Amore e dolore, Ulisse, fanno di te la fantasia di ogni donna; il mistero del silenzio e del non detto ad ogni costo condiscono l’atmosfera. Sei essenziale nella dolcezza e nella forza, vibri di desiderio e non nascondi il tuo spiccato individualismo. Occhi lucidi di emozione al rimbombo del mare, tua casa itinerante. Ali e radici hai in te, ali e radici doni a chi ami raccogliendo altrettanto infinito amore.

Ti ho osservato da lontano, quell’estate in riva al tuo mare ed ho visto un masso granitico accanto a te. Il tuo senso di colpa ti sovrastava e tu parevi un bambino accanto a lui. Dagli forma Ulisse! Io ho visto una grossa pietra, tu cosa vedi? Dare forma e colore ai dolori aiuta a collocarli nello spazio e nel tempo, a ridimensionarli per riporli, poco a poco, al di fuori delle nostre stanze private. Plasmare, rimpicciolire,accettare  e non giudicare sono i passi verso la libertà che tu hai conquistato viaggiando ma che hai dovuto smussare nuovamente al tuo rientro.

Come si fa a tornare da una donna dopo vent’anni? Come si riaccende l’interruttore dell’amore e della passione? E non venire a dirmi che è sempre stata viva. 

Dopo tutto quel tempo, non ci si conosce più e il ricordo dell’altro rischia di essersi impallidito, o peggio, trasformato in una mera  illusione. Non posso credere che sia stato tutto meravigliosamente fluido e romantico; ci saranno stati gli screzi dovuti alle ripicche di chi è rimasto in attesa ed è ha provato incertezza e gelosia e i rimpianti di chi, invece, torna con  la sensazione di essersi perso ciò che non andava perso. Il ritorno alla normalità è un lavorio faticoso e costante; avviene con lentezza attraverso i gesti che, pian piano, tornano famigliari, le confidenze scambiate la sera prima di stringersi, e le abitudini che, giorno dopo giorno, riprendono un ritmo comune. Leggile pagine di te ogni sera, prima del sonno: questa è la miglior medicina per l’amore.

Che fatica i ritorni!

Per chi è andato e chi è restato non sarà mai più lo stesso. Sarà altro, semplicemente altro.

Ti ho visto Ulisse, ti vedo ogni sera passeggiare  in riva a quel mare di cui scruti l’orizzonte lontano in cerca di un volto, di una stella che ti faccia riprovare quel brivido.

Gli orizzonti sono mutevoli come i desideri umani e oggi, uomo affascinante e imperfetto, comprendo ogni tua debolezza e volontà, come te,sento il suolo oscillare, come fosse un mare, sotto i miei piedi e desidero non sentirmi imbrigliata sulla terra ferma seppure la sua visione  continui a rappresentare la più dolce delle chimere. Comprendo persino la tua indole adulterina e quell’inarrestabile sete di conoscenza che impedisce di trovar pace in un unico luogo. Ora, non posso che  fare la sola cosa possibile: smetto di giudicarti.

Avvicinati Ulisse.

Sposta i tuoi capelli e fatti guardare in quegli occhi che sanno d’infinito. Sono pronta a fare pace con te.






sabato 6 settembre 2014

ARRABBIATI, TI PREGO!

Non ti sei mai arrabbiata Penelope?

Parlo della rabbia vera, quella che pernotta sempre lì, in sordina tra una giornata e l’altra, e ci attende al varco; quel boato che scoppia improvviso ma originato da una miccia che, da  tempo immemorabile, brucia, brucia e ancora brucia.

Sei soave e lieve a prima  vista, regina del mare.

Hai un andamento fiero, la voce pacata e lo sguardo sicuro ma   l’osservazione minuziosa del tuo volto e dei tuoi gesti o l’acuirsi inaspettato del tono della tua voce ti tradiscono molto più di quanto tu possa immaginare.

Voglio vederti Penelope!

Voglio spogliarti dalla tua compostezza e urlo con tutto il fiato che ho:

“Esci fuori per ciò che veramente sei! Mostrati, apriti senza vergogna, smettila di rinsecchirti dietro ai soliti schemi, imbruttisciti, vomita il tuo senso di abbandono, piangi tutte le tue onde, fai sanguinare le tue ferite e  soprattutto smetti di essere buona e ragionevole!”

La lettura del mistico contemporaneo che più mi attrae in questo momento, il grande Osho, mi conduce a riflettere sul fatto che ogni tipo di rabbia da noi provata ha le sue radici nel passato “la ferita deve essere da qualche parte nei tuoi ricordi”, dice lui, escludendo che possa radicarsi  nel futuro che ancora non c’è e tanto meno nel presente, prerogativa di pochissimi illuminati.

Ed è proprio così. La ferita è lì, da qualche parte all’interno del film che ognuno di noi ha già vissuto ma mai “visto” davvero. In altre parole, se oggi provo rabbia significa che l’ho seminata in qualche angolo del mio giardino, in un passato più o meno remoto: basta andare a cercare il luogo esatto in modo cosciente e consapevole.

Se fai questo Penelope sai qual è il miracolo che avviene?

GUARISCI!!

Stanare consapevolmente qualcosa che è sempre stato sotterrato inconsapevolmente in un antro del tuo giardino provoca la guarigione dalla rabbia e dal dolore che l’ha generata. L’hai piantato lì quel seme ma non sai come, quando e soprattutto non ricordi esattamente dove. Il solo gesto di dissotterramento di quel seme e la sua cruda osservazione ti permette di guarire una ferita trasformandola da dolente e sanguinolenta in un indiscusso punto di forza. Paradossalmente, l’omone dalla barba bianca insegna a te, a me a tutti noi che portando alla consapevolezza azioni del passato agite inconsapevolmente, la rabbia e il dolore si dissolvono naturalmente.

Il male sparisce ed al suo posto sopraggiunge un’energia prorompente che si chiama forza!

A questo punto, penso io, il miracolo potrebbe essere totale: se retrocedo nel passato, risolvendo ogni inconsapevolezza, posso liberarmi da quest’ultimo una volta per tutte. Il passato, ridondante di ingombri spiacevoli, scompare per lasciare spazio al presente.

Penelope hai chiuso con il tuo passato una volta per tutte? Hai guardato ad ogni ferita del tempo andato, senza giudizio alcuno?

Le verità, soprattutto le più scomode, non vanno messe al buio ma , al contrario, se fatte risplendere sotto la luce del sole, senza vergogna e soprattutto senza giudizio,  donano pace concreta.

Dovremmo diventare semplici ed asettici osservatori di noi stessi lasciando che le cose siano e poi scorrano via ma, da buoni osservatori, non dobbiamo perderci nulla e non dobbiamo incorrere nella tentazione dell’occultamento.

Il concetto di consapevolezza è sempre lo stesso ma questa volta ha il sapore speciale di un miracolo, una forza naturale, un ordine universale che ha questo preciso funzionamento: stano una verità dolorosa del passato, la osservo con compassione, senza giudicarla ed essa “evapora”, scompare, sgombrando il campo al presente.

Ho sperimentato l’impossibilità di vivere il presente perché vittima e preda del passato e ho riscontrato la stessa realtà in molte persone accanto a me, persino in chi ho amato. Il passato irrisolto ostacola ogni progettualità e pertanto va rivissuto, in ogni sua parte, per essere sapientemente visto e superato. Chi è in grado di farcela è pronto per vivere quel famoso qui e ora prerogativa di pochi illuminati. Voglio fare parte di quel gruppo Penelope!

Ho visto tristezza e rassegnazione negli occhi di coloro che non cercano mai nulla,  nel passato o  nel presente, e rimangono legati alla sedia ricevuta in regalo da piccoli senza mai apportare alcun cambiamento alla loro vita. Vedo donne e uomini arrabbiati, annoiati e ciechi: cercate il seme della rabbia e del dolore nel vostro giardino e avrete in cambio presente e futuro!

Veniamo a te.

Torna consapevolmente a quel momento. Lui sceglie l’altrove a te. Un abbandono in piena regola.
Guardati da fuori. Osserva la scena senza giudicarti. Hai detto "si, attendo" ma volevi urlare "no, non ci sto, non si abbandona un amore sul più bello".

Ma hai detto si. Lui è andato e tu sei rimasta in attesa. Che rabbia!!

Non posso credere che ora sia tutto a posto tra voi ma soprattutto dentro te. Ditti la verità Penelope, non avere paura di perdere e rimanere sola. Lo sei già.

Sii sincera. Hai sprecato vent’anni nell’attesa senza la certezza di un ritorno. Le tue grazie saranno seccate nel frattempo, sarai invecchiata lasciando dietro di te la freschezza della tua giovane età scaldata da un semplice ricordo. Come fai a non provare rancore? Hai mai avuto un presente o un futuro che non fosse ritagliato sull'incerta  possibilità di una ricomparsa?

Se non sputi il tuo veleno e non mostri chi sei veramente, non posso tenerti accanto a me come amica e sorella. 

M’infastidisci Penelope. 

Mostrami chi sei veramente, sono aperta a tutto e tutti tranne a chi non si svela con verità.

Arrabbiati, ti prego!